Sul filo della Vita - Per non perdere la bussola ...
 
 
 
Il counseling psicosintetico
 
 
Una seduta di counseling nasce nel momento in cui
una persona chiede aiuto perché sta male.
 
"Indipendentemente dalla motivazione, conscia o inconscia,
le persone scelgono il counseling perché vogliono diventare sane e soddisfatte. Sembra che gli esseri umani posseggano un nascosto senso delle loro potenzialità che li richiama verso la salute e il benessere, un bisogno primario di assumersi la responsabilità della propria vita e di sperimentarla utilmente. Sono spinte potenti e motivanti, che possono allargare la situazione del counseling e aggiungere una motivazione positiva. Il counseling psicosintetico ritiene questi principi fondamentali e cerca di evocarne una consapevole coscienza". (Diana Whitmore)
 
Il malessere può essere causato da situazioni ben precise (problemi con il lavoro, con il proprio partner, con i figli, un lutto) oppure può presentarsi in maniera confusa e nebulosa: in qualsiasi caso il disagio ostacola la salute intesa  "non come un semplice sentirsi bene ma come un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme agli altri uomini ed essere occupati attivamente e gioiosamente dai compiti particolari
della vita" (Gadamer).
 
Compito del counselor psicosintetico è considerare il problema del cliente come facente parte del cammino della persona verso l'integrazione di contenuti inconsci.
 
"Assagioli affermava che lo scopo della psicosintesi è di aiutare a integrare, a sintetizzare, i molteplici aspetti della personalità individuale intorno a un centro personale (Io o sè) e, successivamente effettuare una grande sintesi tra l'Io e il Sé transpersonale". (D. Whitmore)
 
Le istanze che si presentano e generano confusione possono provenire sia dall'alto che dal basso: Assagioli si rese conto che le persone reprimono non solo gli aspetti inaccettabili della loro personalità ma anche gli impulsi elevati come l'intuizione, l'altruismo, l'ispirazione creativa, l'amore e la gioia.
 
"I problemi non sono semplici stati patologici da eliminare, ma piuttosto indici di una nascosta spinta all'integrazione. Quando il counselor collabora con l'inevitabile, considerando il problema del cliente come un momento di crescita, ciò rivoluziona il contesto del counseling.
(D. Whitmore)
 
Non si tratta, allora, di procedere verso quella che Jung definiva la "ricostruzione regressiva della Persona", cioè il ritorno alla condizione precedente la crisi: il cammino proposto dal counseling psicosintetico è riconoscere il momento di crescita per dare un senso evolutivo alla sofferenza dell'individuo.
Il counselor psicosintetico guarda il suo cliente attraverso occhiali bifocali: la visione che gli si presenta è quella di un cliente che ha una personalità non completamente integrata e sofferente ma che, contemporaneamente, è un Sé che ha uno scopo nella vita e sta percorrendo un cammino di sviluppo.
Il cliente è ben più del suo problema.
Il counseling psicosintetico mira alla soluzione del problema contingente tramite il rafforzamento dell'Io. Ciò significa portare il cliente a scoprire o a ricontattare l'esperienza
di quel centro immutabile da cui gli eventi possono
essere osservati con reale lucidità:
 
"Rinforzare adeguatamente l'Io significa porlo in condizione
di prendere coscienza della mutata realtà e di affrontare tale realtà. Ma ciò significa anche ridare all'Io la sua autentica libertà, ridargli la sua espansione liberandolo
dalla restrittiva e limitante identificazione.
(B. Caldironi)
 
Il counselor psicosintetico si propone come accompagnatore in un viaggio che già conosce, un viaggio sperimentato su di sè. Questo non significa che il counselor conosca i contenuti
del viaggio: essi sono sempre diversi perché acquistano una diversa risonanza a seconda dell'esistenza (il cliente) nei quali
si presentano. Accompagnare significa avere fiducia nelle risorse auto-ricostituenti del cliente e creare un'atmosfera
di amore e accoglienza che permetterà l'instaurarsi
di una relazione veramente umana.
Per lo psichiatra Assagioli la relazione era il punto focale del processo terapeutico: egli era convinto che in assenza di un'autentica relazione umana non si sarebbe stabilita quella fiducia reciproca senza la quale è possibile solo
una piccola crescita.
 
 
 
 
Ciao, mi chiamo Federica
 
 
Mi presento: sono Federica, ho 37 anni e vivo e lavoro a Mantova.
Ho studiato Scienze Politiche a Bologna e l'indirizzo organizzativo da me allora scelto mi portò immediatamente a prediligere su tutto l'aspetto delle interazioni interpersonali nell'osservare eventi, difficoltà,  situazioni in genere.
Avrei voluto lavorare nel campo delle risorse umane ma la cosa non è stata immeditamente fattibile, come spesso succede nella vita.
Non ho mai dimenticato però il mio primo amore così dopo qualche anno ho seguito un master breve in Gestione Risorse Umane a Padova e poco dopo ho conosciuto la Psicosintesi che mi ha veramente cambiato la prospettiva da cui osservare tutta la mia vita.
L'attività di volontariato presso il Telefono Amico mi ha poi avvicinato alla Relazione d'aiuto  e per questo motivo ho frequentato la Scuola Triennale di Counseling Psicosintetico dell'Istituto Internazionale di psicosintesi, sede di Verona.
La Scuola è Accredita S.I.C.O, Società italiana Counseling.
Ora mi dedico all'attività di counseling sia individuale che di gruppo per fornire un supporto a persone che stanno attraversando periodi difficili e critici nelle loro vite private o professionali.  Può infatti capitare di aver bisogno di qualcuno che possa ascoltare veramente e profondamente e che aiuti a ritrovare consapevolezza di sè e delle proprie risorse interiori utili per affrontare il problema da nuove e più costruttive prospettive. Questo è, in sintesi, lo scopo del counseling.
 
Per contatti:
cell.   338/1032891  
Via Principe Amedeo - Mantova
 
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